Come dichiaro i redditi da P2P lending? Le tasse? ✔️ Io ho fatto così

Come dichiarare le tasse sul p2p lending (social lending in Italia (come faccio io, mintos , Bondora, lendix))


Come pago le tasse sul p2p lending?

La tassazione è al 26% o vale l’aliquota marginale sui redditi personali IRPEF?

Non sono un consulente, quindi per correttezza non scriverò mai: “per pagare le tasse sul P2P si fa così”. Riporto qui solo la mia esperienza e quello che ho appreso informandomi sul mio caso specifico.

Ho approfondito l’argomento “tassazione dei miei redditi da social lending” nella mia newsletter con l’e-book Checklist per il P2P lending.

 
 

Elenco contenuti:

  1. Le opzioni di chi investe in P2P lending

  2. Rivoluzione nei cieli del P2P italiano (26%?)

  3. P2P italiani Vs. P2P esteri

  4. La garanzia dei depositi bancari si applica al P2P?

  5. Ma è legale il P2P lending?

  6. È legale tenere soldi all'estero?

  7. È difficile dichiarare le tasse sui P2P lending esteri?

  8. C'e differenza di tassazione tra P2P italiani e quelli esteri?

  9. E se quanto scrivo non valesse per te?


Procediamo con ordine.

Per sfruttare il Peer to Peer Lending ho due opzioni:

  1. Usare piattaforme italiane

  2. Usare piattaforme estere

 

Io uso prevalentemente P2P esteri Europei (no offshore) per motivi di convenienza, ma sarei pronto a cambiare verso quelli italiani se si verificassero le giuste condizioni.


Rivoluzione nel P2P lending italiano:

Dal 2018 la normativa sulla tassazione dei social lending (prestiti tra privati) italiani è cambiata. È arrivata una semplificazione che vuole che i profitti da P2P lending vengano trattati da redditi da capitale ai fini delle imposte.

La tassazione dunque è del 26% fissa.

La novità sta anche nella modalità con cui viene applicata la tassazione. Infatti saranno i portali stessi a farsi carico del calcolo e di applicare la ritenuta alla fonte.

Questo rappresenta, a mio parere, un nuovo fattore di convenienza per i social lending italiani.

Purtroppo dalle mie analisi i P2P italiani continuano a rendere meno di quelli esteri. Inoltre spesso espongono a commissioni per me inaccettabili e i sistemi di buyback a volte sono solo parziali.

Alcuni P2P italiani pretendono che io partecipi (da investitore) addirittura ai costi di recupero crediti. Io non ho investito con questi perché, per me, i fattori di cui parlo potrebbero arrivare ad azzerare i possibili rendimenti. Non posso immettere delle variabili simili nel mio “business plan” di investitore, già devo valutare e gestire i rischi tipici dei prestiti e non voglio complicare il quadro. Non vedo la mia attività di social lending come una scommessa, ma come una fonte aggiuntiva di reddito.


Se investo in Peer to Peer lending sono protetto dal Sistema di Garanzia dei depositi Europeo fino a 100.000€?

  • Dipende

Queste informazioni sono ancora da verificare a pieno, e cambiano da uno strumento all’altro, ma per adesso ho appreso che:

  • Il capitale prestato sostanzialmente non è mai protetto dal fondo (mi sembra logico, per qualunque investimento è così)

  • Il capitale residuo depositato e non investito potrebbe godere della garanzia della banca che lo mantiene disponibile

  • Il capitale investito potrebbe essere non pignorabile, ma non ho trovato abbastanza informazioni a riguardo e non mi interessa

Quando investo in social lending la preoccupazione della copertura del fido di garanzia dei depositi Europeo è davvero marginale. Questo perché sarà mia cura tenere quanto meno capitale possibile in liquidità senza fruttare.

Nelle FAQ del sito di P2P lending italiano BorsadelCredito trovo un accenno sulla questione.


Andiamo avanti a sciogliere i dubbi:

- È legale il P2P lending?

Si. Almeno lo sono i P2P lending Europei che uso io, legali ed autorizzati dalle banche centrali dei paesi europei dove risiedono.


- È legale tenere soldi all'estero?

Si. È del tutto legale (parlo sempre del mio caso) rispettando alcune (semplici) condizioni.




Ripeto, io non sono, e non voglio essere, un consulente fiscale o finanziario. Io non consiglio investimenti o soluzioni e ottimizzazioni fiscali.
Io gestisco i miei soldi e le mie attività online e ci tengo a rispettare la legge, sempre.

Quanto scrivo è sempre e solo frutto della mia esperienza diretta che condivido gratuitamente.
Proprio per questo bisogna ricordare che ciò che si applica a me potrebbe non valere per chiunque altro, soprattutto sul piano fiscale.


 È difficile dichiarare le tasse sui P2P lending esteri?

  • Io non l’ho trovato affatto complicato


Lavorando ed investendo online ho dovuto documentarmi su tutto ciò che riguardava la gestione del denaro, e un aspetto non trascurabile è di sicuro la tassazione.

Ammetto che è stato più semplice del previsto.

Mi è bastato imparare a mettere i numeri giusti al posto giusto. Sono servite alcuni minuti per imparare a farlo e altri pochi minuti per eseguire la dichiarazione.


Info aggiuntiva:


Alcune fonti (che reputo abbastanza attendibili) sostengono che non c'è obbligo di dichiarare cifre all’estero che non superano i 5000 / 15.000€ a certe condizioni. Io non sono riuscito a verificare questa informazione e a scanso di equivoci, nel mio caso, dichiaro tutto.

Per sciogliere la matassa sarei potuto andare dal commercialista, far fare tutto a lui, e devo ammettere che ne ho sentiti anche un paio di veri esperti di fiscalità internazionale. Durante le mie ricerche ho scoperto anche che se io fossi un commercialista nel 2019, non aspetterei oltre a specializzarmi in fiscalità internazionale. Ho la sensazione che ci sia una crescente domanda di servizi simili.


E invece dal commercialista non ci sono più andato, perché purtroppo ormai ho sviluppato l'abitudine a studiare per capire ed imparare ogni argomento che mi incuriosisce. La fiscalità è una aspetto interessante dell’investire online, non ci sono solo tasse, ma anche vantaggi e io devo conoscerli tutti.

Facendo trading, ad esempio, quando incasso una perdita, in molti casi (a seconda del prodotto) posso tenerla da parte come credito nello “zainetto fiscale”.

Nel P2P lending, al momento, non esiste la possibilità dimettere “da parte” eventuali perdite per compensare la tassazione sulle rendite. Negli UK invece è tutto più facile, e il Social lending è fortemente incentivato dallo stato.



 Altre domande frequenti:


  • C'e differenza di tassazione tra P2P italiani e quelli esteri?

    ✔️ Si. Quelli italiani agiscono da sostituto d'imposta, quelli esteri no.



I social lending italiani dal 2018 sollevano dunque l’investitore dal problema di portare i redditi in dichiarazione (assicurarsi che le norme non siano già cambiate).


Io che investo con Mintos, Bondora, e tanti simili (esteri dunque) devo semplicemente dichiarare quanto posseggo e i rispettivi rendimenti fuori dal paese.

Alla fine dell’anno (o quando mi serve) richiedo ai portali dove sono investito di produrre un resoconto ai fini fiscali. È gratis ed immediato ottenerlo.

Per fare un esempio pratico di come faccio, sia Bondora che Mintos, hanno un tasto apposito per farlo.

Sul Bondora si chiama “Report fiscale”:

Bondora screenshot del mio account del menù per scaricare il mio resoconto dell’anno

Bondora screenshot del mio account del menù per scaricare il mio resoconto dell’anno


Su Mintos si chiama “Tax Report” e lo trovo (in alto a destra) facendo click sul Mio nome / My Account / Tax Report:


Mintos come ho generato il mio report fiscale

Mintos come ho generato il mio report fiscale


Per fare le cose a regola d’arte ho deciso che la mia fonte di informazioni principale sarà esattamente l'ente italiano che si occupa di tributi. Per non sbagliare ho contattato la massima autorità e ho chiesto consiglio. Le risposte sono state assolutamente complete ed esaustive.


Quello che mi serve sapere è che (nel mio caso):

la normativa impone che la remunerazione del capitale investito nelle piattaforme di p2p lending estere sia tassata ad aliquota marginale in sede di dichiarazione dei redditi

Questa è un’ipotetica tabella di simulazione di tassazione dei proventi da Peer to Peer lending applicabile al mio caso. Le informazioni sono solo indicative.

Questa è un’ipotetica tabella di simulazione di tassazione dei proventi da Peer to Peer lending applicabile al mio caso. Le informazioni sono solo indicative.


Non scenderò in ulteriori dettagli perché non trovo corretto che quanto scrivo possa essere interpretato per una soluzione universale. È necessario documentarsi o rivolgersi al commercialista.

Posso dire solo che ho usato un ordinario modello 730 che ho compilato io stesso, come faccio sempre, quadro D. Ho poi completato la dichiarazione con le indicazioni che mi sono state fornite dall’Agenzia stessa. Non ho dovuto versare l’IVIE ma ho usato il semplice quadro RW ai fini del monitoraggio fiscale.

Tanti mi chiedono se è giusto pagare il 26% di imposte sui redditi P2P esteri come si fa con quelli italiani. Io non l’ho fatto e non lo farei visto che non è previsto, tuttavia esiste il “Ravvedimento operoso” che comunque risolverebbe il problema anche in caso di errori. Meglio sempre chiedere al commercialista.


So che questo tipo di informazioni costano un bel po' dal commercialista, ma trovo giusto che i professionisti più preparati si facciano pagare per le loro conoscenze e per le garanzie che offrono.

Ogni caso è differente. Quanto mi è stato indicato potrebbe non essere adatto a chiunque, quindi è essenziale rivolgersi allo specialista, all’Agenzia o raccogliere più informazioni a riguardo del proprio caso specifico.

È facile notare che il linguaggio che uso non è né raffinato, né tecnico. L’argomento non mi appartiene e non è il mio lavoro. Spero comunque resti tutto comprensibile, mi scuso per eventuali inesattezze e accetto suggerimenti e contributi per migliorare quanto ho liberamente condiviso.


Io condivido gratis quello che ho imparato, se vuoi ringraziarmi condividi questo articolo , lo apprezzerei.

Sarebbe un bel gesto, perché questo è il blog gratuito sull'indipendenza finanziaria e il p2p lending più letto d'Italia.

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