Come costruisco un portafoglio ad alto rendimento in Italia

Investire in azioni ad alto rendimento può essere molto vantaggioso anche nel 2018

 Costruisco portafogli ad alto rendimento perché credo che investire nel lungo termine possa essere molto premiante. -Qualcuno siede all'ombra di un albero oggi perché qualcuno lo ha piantato tempo fa-

Costruisco portafogli ad alto rendimento perché credo che investire nel lungo termine possa essere molto premiante. -Qualcuno siede all'ombra di un albero oggi perché qualcuno lo ha piantato tempo fa-

Un portafoglio di azioni ad alta cedola ma piuttosto sicure e stabili è qualcosa che si costruisce mese dopo mese, è un processo, non un traguardo. Il miglior alleato è il tempo.

Il trading (quello frenetico) implica passione, predisposizione mentale, stress e studio continuo, (molto affascinante), ma di fatto, non è adatto a chiunque. Iniziare da zero poi, è straziante perchè implica Perdere denaro.

Apprendere le conoscenze giuste per costruire un solido portafogli di titoli ad alto rendimento è qualcosa alla portata di molte più persone. Io ci sono riuscito e Penso a gente come te, che vive d'altro ma intelligentemente sa che i soldi, come tutto, vanno gestiti.

All'atto pratico però cosa fare?

Obbligazioni, fondi, azioni, social lending, crypto, polizze, sembra tutto uguale e non si viene a capo della convenienza e specialmente del rischio collegato agli strumenti.

Qui parlo di una sezione del mio portafoglio. Una sezione che non voglio richieda troppa manutenzione.

Titoli ad alta cedola, costante crescita e bassa volatilità adatti ad un investitore italiano

Per renderlo comprensibile a chiunque ho evitato termini tecnici ed ho compresso, per quanto possibile, la descrizione di un processo articolato, in pochissime pagine.

Tempo di lettura: 6 min.


Nota: Questo articolo non rappresenta un sollecito all'investimento, è a puro titolo informativo.

La mia strategia per costruire un portafoglio ad alto rendimento in Italia ha soli tre punti, quindi cercherò:

  1. Alto rendimento. Titoli con alti dividendi
  2. Basso rischio. Titoli con volatilità medio/bassa
  3. Forte crescita. Dividendi e capitale in salita

È utile anche considerare che a differenza del fare trading, qui è più saggio limitare in turnover dei titoli al minimo. Non compro e vendo in maniera frenetica ma aspetto il mercato, non lo inseguo.


Le fasi che attraverso durante la costruzione sono 4:

  • Scelta del timing. Tento di entrare su titoli di qualità a prezzi inferiori alla media.
  • Tengo in portafoglio i titoli per anni, non per mesi.
  • Diversifico sia geograficamente che per settori.
  • Vendo quando percepisco che difficilmente estrarrò altro valore o se ho sbagliato titolo e timing.

Perché ho scritto su questa strategia?


Volevo pubblicare un'introduzione rapida e accessibile a questa tipologia d'investimento, adatta ad incuriosire persone ordinarie (non i "money managers") ma alla fine ho preferito solo riassumere le idee più importanti sul "come faccio io". Questa non è una serie di consigli non richiesti, ma semplicemente il percorso che ho fatto (e che continuo a fare) io cercando di sbagliare il meno possibile, e soprattutto provando umilmente ad imparare dagli errori miei e degli altri. Non è stata un'operazione indolore, ma adesso godo di un regolare flusso cedolare in crescita.
   
Cosa fare dopo averla letta?


Una volta letta, può essere interessante consultare il proprio consulente autorizzato per un confronto, poi potrebbe essere stimolante visitare ancora il sito rendite-passive e dare uno sguardo anche alle altre strategie che uso per costruire stabilmente valore.  

Prima di continuare, leggi le importanti note riportate nell'ultima pagina di questa pagina.


All'atto pratico, Cosa devo cercare nei titoli durante il processo di costruzione?

 

 Punti per costruire un portafoglio high yield

 

1- Crescita stabile e continua


La crescita è amica dell'investitore a lungo termine, perché senza di essa il valore di qualsiasi azienda e logicamente, i redditi che ne derivano, saranno erosi dall'inflazione.
Per me, questa fase, si traduce con l'intercettare la capacità di un'azienda di pagare un flusso crescente di dividendi per un lungo periodo di tempo. Ciò è importante sia per le plusvalenze che per il valore stesso, perché la crescita a lungo termine dei dividendi è un motore di crescita a lungo termine dei corsi azionari.

La crescita analizzata su un campione di un'anno o due non è un buon indicatore della crescita futura, pertanto la crescita dovrebbe essere misurata (possibilmente) su un periodo più lungo, ad esempio cinque, o meglio, dieci anni. Questo mi aiuta a concentrarmi su quelle aziende che hanno dato prova di sé anche durante cicli avversi.

L'obiettivo finale è una crescita sostenibile dei dividendi a lungo termine, ma la crescita dei dividendi a lungo termine è più probabile se gli utili sono in crescita.
Per questo motivo ha senso ricercare la crescita a tutti i livelli, dal fatturato agli utili e ai dividendi, e in ogni caso su un periodo lungo.
Qualsiasi impresa che sia riuscita a far crescere i propri ricavi, utili e dividendi in modo significativo in un periodo di molti anni ha molte più probabilità di essere un'azienda sostenibile e di successo.

Warren Buffett, noto investitore americano, sostiene che il tempo è amico delle aziende sane e nemico di quelle poco affidabili. Non mi piacciono i luoghi comuni, ma qui c'è del vero.

Invece di cercare puramente aziende "a buon mercato", cerco aziende di alta qualità per prima cosa, e valutazioni attraenti in secondo luogo. Le aziende di alta qualità hanno due caratteristiche principali: producono risultati costanti per molti anni e sono stabilmente redditizie.

Banalmente le aziende che hanno avuto un successo costante per molti anni avranno maggiori probabilità di avere un successo costante in futuro. Ciò vale sia per le imprese del settore ciclico che per quelle del settore difensivo, per cui gli investimenti difensivi non dovranno escludere completamente le imprese del settore ciclico.

Le società che hanno regolarmente pagato un dividendo, aumentato i  profitti e costantemente accresciuto i ricavi, gli utili e i dividendi, molto probabilmente corrispondono alla descrizione di una società "di qualità" o "difensiva".


2- Basso indebitamento


Non importa quanto possa essere prospera un'azienda, se ha grossi debiti potrebbe collassare appena qualcosa va storto.
Troppo debito è pericoloso, ma fortunatamente, molte delle migliori aziende non hanno bisogno di utilizzare troppo il debito per generare utili agli azionisti.
E' anche vero che alcune aziende possono gestire più debiti di altre. In generale, più gli utili di un'impresa sono ciclici o volatili, minore è il debito che si dovrebbe avere. Le imprese stabili, come i supermercati o i servizi pubblici, sono logicamente in grado di gestire un debito maggiore.
Generalmente considero alto un rapporto debito/utile stabilmente superiore a 5/6, con le dovute eccezioni.


3- Vantaggio competitivo


A causa della natura competitiva del capitalismo, qualsiasi azienda che generi costantemente alti tassi di rendimento attira concorrenza. Immaginiamo che qualcuno sotto casa tua cominciasse a vendere caramelle e fare profitti favolosi, dopo un pò anche tu iniziererti a vendere caramelle. Magari le venderesti ad un prezzo lievemente più basso, per farti spazio, collateralmente danneggiando il primo venditore. Una guerra dei prezzi poi potrebbe portarvi ad avere margini così sottili da far fallire uno dei due.

I marchi e i brevetti posseduti da un'azienda possono essere un buon motivo per valutare il suo vantaggio competitivo, perchè se non mi potranno copiare facilmente, allora sarò già in vantaggio. 

Altri due vantaggi competitivi sono l'essere già al vertice del mercato, e vendere servizi che costa meno erogare all'aumentare della platea di utenti. Il vincitore prende tutto, si dice.


4- Dividendi sostanziosi e stabili


Il dividend yield è un buon punto di partenza per misurare il prezzo in relazione ai dividendi.

Naturalmente mi ricordo che può essere fuorviante un dato che guarda solo i pagamenti dei dividendi dello scorso anno. Le previsioni restano solo previsioni.
 


5- Redditività a lungo termine


Confrontare il prezzo con l'utile, il famoso P/E ossia il rapporto tra prezzi e utili è probabilmente il modo più comune per valutare le azioni di una società. Anche per me che sono orientato ai dividendi questo ha senso: i dividendi vengono pagati con gli utili e quindi, a conti fatti, più utili si possono ottenere con i soldi a disposizione, meglio è.
Il rapporto P/E è lungi dall'essere perfetto. Sarebbe troppo facile.
Questo tuttavia, ha i suoi problemi. I guadagni possono essere volatili. 
Se, ad esempio, i ricavi di Wal-Mart diminuissero del 40% da un anno all'altro, probabilmente non sarebbe ragionevole aspettarsi che resteranno per sempre a un livello così basso. Naturalmente potrebbero farlo, ma un'aspettativa più ragionevole sarebbe che il declino sia temporaneo e che il potere di Wal-Mart sia probabilmente più o meno lo stesso di prima, perché presumibilmente ha lo stesso numero di negozi, dipendenti e linee di prodotti.
 


   

 Troppo lungo da leggere? Scaricalo in PDF!  Costruire un portafoglio alto rendimento nel 2018 è possibile.

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Perchè Investo a lungo termine?

In generale, considero "lungo termine" un periodo di almeno cinque anni, anche se dieci sono probabilmente un periodo minimo migliore.
Se l'orizzonte temporale è di un giorno, le oscillazioni dei corsi azionari sono essenzialmente casuali. C'è circa il 50% di probabilità che salgano e il 50% che scendano da un giorno all'altro, ma se presumo che ogni investimento che farò durerà cinque anni o più, comincio a mettere le probabilità di successo a mio favore.

Le ragioni principali sono tre:


A - I dividendi fanno una grande differenza nel lungo termine.


Nel corso di un anno un'azione difensiva pagherà quasi sicuramente un dividendo. Il dividend yield tipico può essere compreso tra il 3% e il 5%, quindi su un periodo di cinque anni si può arrivare fino al 15% e 25% o più.
A quel punto il dividendo comincia a diventare la componente principale dei miei rendimenti, soffocando gli alti e bassi dei prezzi.


B - La crescita dei dividendi a lungo termine stimola la crescita dei corsi azionari.


Se il mio orizzonte temporale è di cinque anni o più, è probabile che vedrò crescere i miei dividendi, supponendo di aver acquistato in aziende di alta qualità. Le buone imprese spesso aumentano i loro dividendi di più del tasso d'inflazione, e aumenti del 5% o più in un anno sono comuni.
Una crescita del 5% dei dividendi ogni anno per cinque anni mi porterà ad una crescita totale dei dividendi di oltre il 25%, il che è positivo per il mio reddito.

C - Il "sentiment" non cambia in maniera repentina.


Parlando di profitti e perdite indotti dal sentiment, un aspetto dell'acquisto di buone aziende a basse valutazioni è che le aziende a volte attraversano una breve fase negativa. Si tratta magari di un piccolo problema che poi viene risolto, ma che ha allontanato altri investitori a causa della paura e dell'incertezza.
Se il mio orizzonte d'investimento è di cinque anni o più, mi sarà molto più facile resistere a questi periodi difficili in attesa che l'azienda risolva i suoi problemi. Una volta risolti i problemi, e talvolta anche prima, il sentiment del mercato è già cambiato. A quel punto altri investitori cominceranno ad acquistare, il che farà salire il prezzo delle azioni e ne farà salire la valutazione a livelli di nuovo normali.
Sebbene questi cambiamenti nel clima di mercato siano imprevedibili, si verificano abbastanza frequentemente - e con un impatto piuttosto grande sul prezzo delle azioni, vale la pena aspettare, anzi, approfittarne.


Vendita proattiva NON reattiva



Dopo aver trovato una società di alta qualità, relativamente difensiva, acquistato le sue azioni a un prezzo interessante e averle tenute per un certo numero di anni, ci può essere un momento in cui ha senso vendere. Come e perché le vendo è importante quanto lo era quando le ho acquistate.
(Quasi!) Mai mi sognerei di comprare un'azienda in modo impulsivo, senza pensare, solo perché ha registrato profitti record o ha firmato un nuovo contratto. Leggere le notizie non basta, in quanto sono già scontate nei prezzi. Molti perdono soldi in borsa poi, perchè vendono in preda al panico.
Eppure la mia vendita non dovrebbe essere guidata dalla paura, ma dal ragionamento. Può essere vantaggioso anche imparare a mediare i prezzi, al fine di aumentare i rendimenti e ridurre il rischio. 


Prendo profitto dai vincitori e riduco il rischio di valutazione


Il motivo migliore per vendere azioni è quando la società ha ottenuto buoni risultati. Inoltre le azioni che hanno ottenuto risultati saranno probabilmente di gran lunga le migliori. In che senso? Se, ad esempio, si possiedono azioni di un'azienda per cinque anni e in quel periodo si è registrato un aumento del fatturato, degli utili e dei dividendi del 50%, allora si è sicuramente scelta una buona azienda. Se durante lo stesso periodo il prezzo delle azioni della società fosse aumentato del 100%, probabilmente sareste molto contenti.
Ma il fatto che le azioni siano aumentate del 100% mentre il dividendo è incrementato "solo" del 50% significa che il rendimento del dividendo sarà ora la metà di quello che era al momento dell'acquisto delle azioni.
È questo un buon momento per vendere le azioni esistenti e acquistarne eventualmente altre con un rendimento più alto. 
 


La vendita proattiva pianificata

Il processo di vendita deliberata e proattiva, piuttosto che reattiva, può essere ottenuto vendendo regolarmente la partecipazione a prezzi meno vantaggiosi. Qui siamo nel campo della pura teoria, mi piace conoscere le regole e sapere che non sempre riesco a rispettarle.
Piuttosto che aspettare che il disastro colpisca o che le azioni di una società colpiscano un particolare prezzo, un approccio migliore è quello di avere un tempo fisso (diciamo ogni tre mesi) in cui prendere la mia prossima decisione di vendita. Questo toglie molto dello stress tipico del trading.
Immaginando un portafoglio composto da 20/30 partecipazioni, vendo e sostituisco circa 5/6 partecipazioni all'anno, negoziandone, se necessario, circa una ogni 2/3 mesi. 


Diversificazione,diversificazione, diversificazione


Tante belle parole di buon senso fin'ora, vero? Eppure indipendentemente dalla quantità di ricerche che farò su una società, non potrò mai sapere con certezza come si comporterà o quale sarà il prezzo dell'azione in futuro. Mai. La risposta a questa incertezza è di diversificare mettendo le uova in molti panieri diversi.


La diversificazione ha varie dimensioni:

La prima e più ovvia strada verso la diversificazione è quella di investire in aziende diverse. 
Importante quanto il numero di imprese è l'importo investito in ciascuna di esse. Non ha senso per me detenere 30 società se una società sola rappresenta il 90% del mio portafoglio. La dimensione massima è una questione personale, ma il 15% è per me un massimo ragionevole e il 5/6% può essere un suggerimento migliore se voglio evitare i rischi specifici.
Se un'azienda funziona particolarmente bene e cresce oltre il 10% del mio portafoglio, potrò facilmente ridurla vendendo metà della posizione.


Diversificare tra ciclici e difensivi

Il mio portafoglio difensivo non deve investire solo in imprese che operano in settori difensivi ma anche ciclici.
Un approccio più equilibrato tra società del settore difensivo e società del settore ciclico produce facilmente risultati migliori, consentendo al portafoglio di mantenere le proprie radici difensive e di cogliere le fluttuazioni di valore più aggressivo fornite dalle società del settore ciclico.
Per mantenere questo equilibrio punto ad una ripartizione 50/50 (circa) tra imprese del settore difensivo e imprese del settore ciclico.
 

Settori tipicamente ciclici sono:

Costruzioni, elettronica, trasporti, minerari, media, banche e auto.

*

Settori tipicamente difensivi sono:

Salute, cibo, farmaceutici, tabacco, utilities, telecomunicazioni.


Diversificare in più settori


Le aziende all'interno dello stesso settore sono spesso colpite dagli stessi fastidi, quindi la diversificazione in più settori contribuirà a ridurre il rischio di un portafoglio. Se un portafoglio è diversificato in molti settori, tutto ciò che riguarda un particolare settore avrà un effetto relativamente limitato sul portafoglio stesso.
Piuttosto che specificare il numero di settori in cui investire, è più facile definire il numero massimo di aziende che il mio portafoglio dovrebbe detenere in un dato settore.
   
Se detengo 20 aziende, allora non più di 2 aziende apparterranno allo stesso settore, e se detengo 30 aziende il limite sarà di 3.

È un errore comune innamorarsi e seguire le sorti di un settore o di un titolo.


Diversificare geograficamente

 Diversificare investimenti geograficamente


Lo stesso approccio alla diversificazione settoriale può essere applicato alla geografia. L'obiettivo è quello di ridurre l'impatto che un problema localizzato come una recessione, un terremoto o un'epidemia, avrà sul mio portafoglio.
Come investitore italiano non dovrò quindi sovrappesare aziende italiane. Una ragione che invece a volte mi spinge a farlo (aldilà del futile campanilismo), può essere la tassazione. Ad oggi alcuni dividendi esteri mi vengono tassati due volte, ed in certi casi è quasi impossibile subire la tassazione solo in Italia.

Diversificare può significare anche capire dove le aziende italiane ad alto dividendo producono utili, se all'estero o in patria. Alcune grosse imprese italiane sono, di fatto, delle multinazionali non focalizzate solo sul nostro paese.


 

Ecco gli ultimi elementi che mi è tornato utile conoscere:

Ci sono alcuni aspetti fiscali che considero nella costruzione del mio portafogli ad alto dividendo, dato che l'impatto della tassazione non è irrilevante.

Valuto l'adozione di ETF (con svantaggio fiscale)

Alcuni ETF contengono vari titoli ad alta cedola che possono, già da soli, ridurre la volatilità del mio portafoglio. Sono una soluzione un pò pigra, visti gli svantaggi fiscali che comportano in molti casi. In pratica un ETF in Italia genera una plusvalenza considerata reddito da capitale, mentre un'azione, ad esempio, produce un reddito "diverso". Per la legge appartengono a due categorie diverse. Per questo, quando realizzerò una perdita con un ETF, non potrò compensare le minusvalenze generate per poi compensare una plusvalenza da altri ETF. Quella minus è persa.  

Confuso? Lo riassumo in "italiano":

Perdi con un ETF, non potrai compensare i guadagni di un altro ETF. Perdi con un ETF, potrai compensarlo con un guadagno da azioni. Dunque evito di avere solo ETF in portafoglio.

 Tassazione cedole estere high yield

Inoltre posso imbattermi anche in ETF non armonizzati. In genere gli ETF extra UE (anche USA quindi) sono quelli non armonizzati, e la loro tassazione andrà "compensata" nella dichiarazione dei redditi. È comunque davvero raro che sia necessario posizionarmi su ETF non armonizzati, la scelta tra quelli armonizzati è sufficiente. Quando possibile evito ETF con bassi volumi di scambio.

Quando adopero certi ETF considero sempre l'effetto della valuta, che se diversa dall'euro, può alterare il risultato atteso. Io ne adopero alcuni anche allo scopo di diversificare la valuta del portafoglio.

Non tutti gli investitori in cerca di grosse cedole sanno bene come vengono trattate fiscalmente. Purtroppo quando tengo in portafoglio un titolo estero, questo verrà (normalmente) tassato prima nel suo paese, poi in Italia. No, non è una bella notizia, ma ne tengo conto e agisco di conseguenza.

Tengo presente, ad esempio, che ad oggi, le trattenute alla fonte per le cedole Europee variano da paese a paese.

  • Germania 26,38%
  • Francia 30%
  • Spagna 29%
  • UK 0%

Negli USA invece dipende dal settore, ma comunque le mie cedole saranno "tosate" prima di essere sottoposte alla tassazione italiana per una percentuale che va dallo 0 al 39,6%. Gli affezionati di Apple pagano il 15% in USA e poi il di nuovo in Italia, ma spesso non lo sanno.


 Quindi come costruire portafoglio high yield in Italia 

Come seleziono i titoli High Yield?

*

Ecco alcuni degli Strumenti più efficaci che uso per selezionare i titoli:

4-traders.com è eccellente, copre migliaia di titoli in tutto il mondo e mi serve anche a molto altro, già nella versione gratuita.

Investing.com ha una sezione chiamata "stock screener" che mi permette di ordinare i titoli in maniera utilissima, adottando alcuni parametri menzionati sopra.

Poi banalmente esistono siti statunitensi che presentano delle classifiche aggiornatissime, anche quelle sono piuttosto utili da consultare. Uno fra tutti: dividend.com

justetf.com riporta classifiche e studi per semplificare al massimo il percorso a chi si concentra sugli ETF

soldionline.it dispensa consigli di buon senso e dati utili

Da non trascurare anche apps e fogli excel preconfezionati allo scopo.

Molti siti mi semplificano quindi la selezione, nell'era di internet gli strumenti sono gratis e disponibili, sta a me essere paziente e farne buon uso. Un buon portafoglio ad alto rendimento si forma in mesi o anni e si evolve secondo un progetto definito da regole che rispetterò fermamente. In genere scrivo su carta ciò che ho intenzione di fare, il mio "timone" deve restare fermo soprattutto durante le (inevitabili) crisi.

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